finanza e politica

mercoledì, agosto 02, 2006

La guerra (per ora) non influisce sulle borse.

Nonostante l'aumento delle azioni di guerra, e il bombardamento mediatico sull'occidente, per ora il conflitto libanese non ha influito sui mercati.
A mio modo di vedere le diplomazie USA ed Europee non si sono divise, sostanzialmente USA, Germania e UK con in coda il resto d'Europa e la solita Francia un po' recalcitrante sono ancora sostanzialmente unite, lo si può vedere dalle richieste di tregua, che vengono sempre abbinate alla richiesta di sicurezza per Israele. Altra cosa importante, l'ONU non ha dimenticato il problema nucleare iraniano (ricordo l'ultimatum ONU di un mese per l'Iran, pena sanzioni). Altra cosa importantissima è l'atteggiamento dei paesi arabi moderati, che si guardano bene dal fare la voce grossa. In questo quadro il conflitto libanese rimane un conflitto locale e non turba i sonni dei mercati, anzi......visto che i mercati sono un po' cinici, in fondo l'attivismo di Israele che con la sua determinazione dimostra all'Iran (mandante finale di tutto) che il mondo occidentale non è ancora asservito ai suoi terroristi e alle sue minacce, in fondo in fondo non dispiace alle borse mondiali. Certo è una ferita aperta, ma per i mercati era già una ferita aperta il governo iraniano e la sua minaccia nucleare. Per i mercati i combattimenti libanesi non aggiungono nulla ai problemi già aperti. L'unica cosa che interessa ai mercati è la disponibilità dl petrolio arabo, e per ora il conflitto libanese non cambia la situazione, per questo possiamo ancora dedicarci ai soliti temi: tassi, trimestrali, etc.......tenendo però sempre gli occhi aperti su possibili cambiamenti dello scenario e della influenza sulle disponibilità di oro nero. In tal caso tutti gli altri indicatori passerebbero in secondo piano.

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